Doposkuola, quello con la K

Seicentodieci giorni. Seicentodieci giorni. 

In matematica non sono mai stata formidabile, ma se la calcolatrice non mi inganna ho passato SEICENTODIECI giorni della mia vita dentro il Doposkuola.
La K è nel posto giusto, non è un errore di battitura. Esiste davvero un doposcuola con la K.

Ho messo piede per la prima volta al Doposkuola nel 2015, durante il periodo di tirocinio. 
Ricordo perfettamente che mi affacciai in questa stanza enorme piena di luce, le cui pareti erano piene dei disegni dei bambini. 
Dentro c’erano dei ragazzi che facevano i loro compiti e ad aiutarli qualche mio coetaneo. 
Ricordo di aver pensato: “Questo sì che deve essere un posto magico. Uno di quelli che piace a me!
Dopo quel pomeriggio me ne andai e per un altro anno intero non ne sentii più parlare, fino a quando non decisi di presentare la domanda per il Servizio Civile. 

Con la paura di non essere all’altezza ma con la convinzione di avere qualcosina da dare e da condividere, presentai la domanda e il 26 aprile 2017, alle 14:00 in punto, ho varcato la soglia del Doposkuola
Ho ritrovato i disegni dei bambini, i cartoncini con le regole delle potenze e dell’analisi grammaticale attaccati alle pareti e la gigantografia degli educatori – per me ormai famosi – Marco e Francesca che avevo conosciuto durante i tirocini passati. 

Caccia al tesoro

Dopo i primi giorni mi era chiaro che al Doposkuola non avremmo fatto solo i compiti e imparato poesie a memoria. 
Sì, ci sarebbero stati, ma dietro ad un’espressione di matematica o ad un testo di italiano ci sarebbero stati anche tanti altri mondi da scoprire. 

In seicentodieci giorni ho conosciuto una quantità di ragazzi e bambini che mai avrei pensato. 
Ho sentito con le mie orecchie delle storie orrende, pesanti, che spesso mi hanno costretta a rimettere in discussione quello che volevo fare da grande, perché quelle storie mi arrivavano dritte alla pancia e facevano male.
In quei momenti ho capito che sarebbe stato inutile parlarne intorno ad un tavola con la mia famiglia perché quelle storie possono essere comprese solo da chi le ha sentite, ma soprattutto ascoltate.

Ascoltare è stata la parola di questi mesi. 
Pronta ad ascoltare: una parolaccia per poi dire no, non si dice; una richiesta di aiuto; il dolore e la felicità. 

Credetemi, ascoltare è veramente una delle cose più difficili al mondo e non a tutti riesce. 
In un posto del genere è ancora più difficile perché in un modo o nell’altro ti mette alla prova. 
Devi ascoltare una persona che in quel momento ha il bisogno di dire una cosa e proprio in quel momento ha te di fronte. A volte si riesce a scappare, altre no. 
Devi essere pronto ad accogliere, rielaborare e cercare di non toppare nella risposta che darai perché lì è probabile che tu ti giochi tutto. 

Poi, mica si ascoltano solo le parole. Sarebbe troppo facile. Si ascoltano le espressioni del viso e i silenzi che si tenta di imparare a rispettare. 

Si trova il coraggio di dire ad un bambino che continuerai a volergli bene comunque, anche se ti sta graffiando le braccia e sta tentando di prenderti a calci. Ma in quel momento, il suo unico modo di dirti che soffre è quello. E tu ascolti cercando di contenere la rabbia di quel momento. 

Ho imparato tanto durante questi mesi. Ho riso tanto, mi sono commossa. Ho fatto qualche passo avanti ma anche tanti indietro, cercando di capire dove stessi sbagliando. 
Il Doposkuola mi è servito a mettere insieme alcuni pezzi, a capire che cosa voglio sperimentare nella vita e che tutti abbiamo bisogno di una seconda possibilità. 

Ci sono delle immagini e delle parole che non scorderò mai ma che vale la pena appuntare:
1. Quando un bambino di otto anni si è presentato per la prima volta alla mamma affidataria.
2. Quando un ragazzo delle superiori ci ha raccontato che alle elementari teneva in tasca la figurina di un calciatore del Milan e la mostrava ai compagni quando gli chiedevano che squadra tifasse perché non ne ricordava il nome. 
3. Quando durante il laboratorio di lettura i bambini delle elementari mi hanno chiesto di leggere loro una storia sulle emozioni e alla fine quella più emozionata ero sempre io, ma giuro che mi impegnavo a fare le voci dei vari personaggi!
4. Pane e pomodoro. 
5. Quando una bambina di otto anni ha aperto il dizionario alla pagina minerali e ha trovato un’immagine con sotto scritto ambra e mi ha detto: “Così quando te ne vai ci avrai lasciato comunque un ricordo di te!
6. Quando una bambina di sei anni mi si è seduta in braccio e mi ha abbracciata dicendomi che le ricordavo un peluche e che ero morbida.
7. Quando al mare con i bambini delle elementari abbiamo giocato in acqua tutti insieme e noi grandi avevamo tre, quattro pargoli avvinghiati addosso. 
8. La pasta al pesto.
9. Quando ho imparato tre parole LEGGERE, STUDIARE, DISEGNARE nel linguaggio dei segni.
10. La maglietta #Doposkuola dipinta dai bambini delle elementari l’estate scorsa.
11. Quando siamo stati a fare rafting nel fiume e abbiamo pagaiato tutti insieme!

La famosa maglietta dipinta dai bambini

P.S. Potere ai piccoli!

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