Le cose piccole ma buone del 2023
È stato un anno strano, a tratti confusionario. Speravo di depennare da quella lista – che ormai da anni segna sempre le stesse cose – alcuni obiettivi, ma ho la sensazione di essermi persa. O forse ho voluto perdermi apposta per capire dove stessi andando.
Sono entrata in un vortice che mi fa fatto perdere i contatti con il mondo e con le persone, senza accorgermene. Di questo mi scuso.
Le cose piccole ma buone di quest’anno sono state veramente una manciatina ma tutte importantissime.
Ho seguito un corso di editing (Apnea). Ho fatto pace con le mie amiche. Ho visto Sara laurearsi. Ho conosciuto una nuova personcina piccola piccola e super profumata. Holuto tantissimo bene a Gianlu e abbracciato forte una mia amica appena dopo essersi sposata.
Ho letto meno per leggere meglio. Ho pensato alle parole che meglio mi riassumono – ricordi, memoria, radici – e a che cosa farne. Ho scritto nel taccuino STUDIARE PIÙ FORTE con accanto quali materie: letteratura, editoria, femminismo, semiotica.
Per l’anno nuovo vorrei:
- scrivere a mano e non al computer
- scoprire nuove scrittrici e nuovi scrittori
- fare attivismo
- non trascurare le persone
- non cancellare foto dall’archivio
- appuntarmi cose in maniera ordinata
E credere in tutto questo.

Le cose piccole ma buone del 2022
Ehi! Vi sento che vi state lamentando dell’ennesimo recap dell’anno, ma a me piace tanto scriverlo e, se devo essere sincera, anche leggere quelli degli altri.
Che cosa ci ha insegnato questo 2022?
Quando ho pensato di scrivere il recap di quest’anno non mi veniva in mente niente. Zero. Ma non è possibile. Sarà successo qualcosa di cui tenere traccia. Devo pur aver imparato qualcosa! Allora, come sempre, mi è giunta in aiuto la galleria del cellulare. Vediamo che cosa rimane di questo luuuuuuuunghissimo anno.
Cinquant’anni di zia Pise
Il 27 febbraio 1972 è nata zia Pise. Pise è un soprannome, in realtà si chiama Simona, ma penso di essermi rivolta a lei sempre e solo con Pise. Quest’anno ha festeggiato 50 anni. Quando ho fatto il calcolo degli anni che avrebbe compiuto mi sono spaventata.
Mamma è la più grande di tre sorelle. C’è lei, poi Lalli e infine Pise. Le mie due zie sono un po’ matte e da loro ho preso il mio lato più caciarone. Sono la parte felice della famiglia. Ogni volta che andiamo a casa di nonna a Bagno di Gavorrano respiro un po’ di spensieratezza. Tutto è più leggero, ridiamo un sacco, e per qualche ora i pensieri li lasciamo in provincia di Siena.
Sei anni di Gianlu
L’11 maggio io e Gianlu abbiamo festeggiato sei anni insieme.
Ieri pomeriggio lo guardavo e per la prima volta ho pensato a quanto questo anno sia stato difficile anche per lui. Immagino che non sia stato facile avere a che fare con me in questi mesi. Gianlu è rimasto – sì, okay, grazie al cazzo mi vuole bene ma non è scontato.
Con Gianlu imparo ogni anno quanto sia complicato – in senso positivo – stare con una persona. Bisogna aggiustarsi, disinnescare, ascoltarsi un sacco per sciogliere dei nodi, se necessario anche con carta e penna alla mano.
Quando sono in difficoltà mi dice sempre Ambrina ce la facciamo, e ce la facciamo davvero.
Gianlu è l’unico che sa mettere insieme i miei cocci quando mi spacco. Questo un po’ mi spaventa perché mi dico: E se un giorno Gianlu non dovesse esserci più? Non nel senso che potrebbe morire (nel dubbio grattati Gianlu! 🤘) Però Ambra anche basta pensare sempre alle cose brutte. Stai nel presente e sii felice! E continuiamo a dipingere gnomi.
La famiglia Signorini-Dini si allarga: le osmie
A maggio, in occasione dell’anniversario, io e Gianlu ci siamo regalati Polly, la casetta delle api. In realtà non sono vere api ma sono osmie, ovvero api che non producono miele ma che si occupano dell’impollinazione dei fiori. Per un paio di mesi hanno abitato nel terrazzo di casa a Poggibonsi, poi dopo l’attacco delle formiche sono state trasportate in salvo a Casole. Ora le osmie dormono e dormiranno fino alla primavera, quando da quei tubicini nascerà una nuova generazione di insettini gialli e neri. Non pungono, fanno compagnia e sono molto buffe quando tornano nella casetta con in braccio il polline.
Una marea di libri
Leggere meno per leggere meglio. Quest’anno non ho letto tantissimo (qui la lista completa dei libri del 2022), ma sicuramente ho letto dei gran bei libri con calma, senza fretta e con la giusta attenzione.
La cosa piccola ma buona dell’anno che riguarda i libri è questa: non voglio più che leggere sia solo un passatempo. Ci voglio credere, voglio immaginare un lavoro che giri attorno ai libri. Sono in ritardo sulla tabella di marcia? Non lo so, ma voglio provare.
I giorni di reclusione
A ottobre io e Gianlu ci siamo beccati il covid. Dopo due anni, doveva succedere. Abbiamo sperimentato la VERA convivenza: 24 ore su 24 insieme, 7 giorni su 7. Per fortuna è andato tutto bene.
In quei giorni sono stata ore a rotolarmi nel lettone tra febbre, tosse e raffreddore, e a farmi compagnia c’è stato il libro di Kawamura Genki: Se i gatti scomparissero dal mondo.
Ora capirete bene che io, che considero Leo la mia unica ragione di vita, sola a Poggibonsi senza poterlo stringere, con un libro simile tra le mani potevo avere solo pensieri assurdi.
Però, a parte la storia triste del vivere senza gatti e senza Leo in particolare, e l’assurdità di alcuni aspetti della trama, questo libro è stato fondamentale.
Se i gatti scomparissero dal mondo è la storia di un ragazzo della mia età a cui viene comunicato che morirà a breve. Il protagonista ragiona su tutto quello che avrebbe potuto fare e che per paura non ha fatto, sulle occasioni perse e su quanto sarebbe bastato crederci un po’ di più. In quel momento sembrava che quel libro mi stesse dicendo: alza il culo, credici e vai avanti. Smetti di crogiolarti nell’ansia, smetti di sentirti un peso per gli altri e di credere di sprecare il tempo delle persone che decidono di stare con te. Ma soprattutto: inizia ad ascoltare quello che realmente vuoi. Io non sono il progetto di nessuno.
Da questo delirio ne sono usciti altri. Per giorni ho tartassato Gianluca con: “Ma te ci pensi mai che abbiamo una vita sola, un’unica possibilità? E se muoriamo all’improvviso? E se non riusciamo ad essere felici?”
Dopo quei giorni di reclusione la mia ansia è sparita quasi totalmente, non ho più avuto pensieri intrusivi, non mi sento a disagio, non ho i crampi allo stomaco e non ho voglia di piangere all’improvviso. È come se avessi disegnato un cerchio intorno a me, un perimetro, con me al centro e i brutti pensieri fuori. So che cosa voglio e finalmente mi riconosco. Questa è stata la cosa piccola ma buona più importante e bella del 2022.
E per il 2023?
Per il 2023 ho delle aspettative altissime. Mi sento propositiva, ottimista, carica a pallettoni. Poi i numeri dispari mi piacciono molto. So per certo che sarà un anno impegnativo su diversi fronti: tanti progetti da portare avanti, tante nuove persone da conoscere. Non vedo l’ora di scoprire come sarà. Chissà che cosa racconterò nel recap del 2023…

Le cose piccole ma buone del 2021
Il 2021 è stato un anno luuuuunghissimo. Non vedevo l’ora che finisse. Ho l’impressione di aver ricominciato a vivere da giugno, con l’arrivo dell’estate. I primi mesi invece sono stati un continuo cambio di colore tra rosso, arancione e giallo.
Posso venire da te? Ma si può andare a camminare? Un casino. Tralasciamo poi il fatto che ho un buco temporale atroce nella testa. Per me il 2020 non è mai esistito. Era ottobre 2019 quando cominciavo la magistrale super contenta e ora siamo quasi nel 2022 e in mezzo c’è stata – c’è ancora in realtà – una pandemia. Assurdo.
Il 2021 è stato un anno sì lunghissimo e difficile, ma è stato anche un anno di consapevolezze e di grandi pensieri profondi che ho deciso di raccontare qui. Il tutto sarà accompagnato dai best moments dell’anno.
- Cura: da circa un mese ho iniziato ad andare dalla psicologa e questa cosa mi dà un sacco di felicità e di soddisfazione. Ho sempre avuto la convinzione e la paura di essere un peso per le altre persone e questo mi ha portato per tanti anni a non confidarmi e a non avere fiducia negli altri. Il fatto che ci sia una nuova persona nella mia vita che sta imparando a conoscermi e che mi ascolta mi rimette in pace con il mondo. A volte fa male scavare, trovare dei collegamenti, analizzare dei brutti fatti che mi sono accaduti. Ma è giusto che li affronti, che metta insieme i cocci. Non lo faccio solo per me ma anche per le persone che mi circondano.
- Leggere: un conto è leggere, un conto è leggere bene. Sto imparando ad andare più a fondo, a spezzettare un libro. Lascio sedimentare e cerco di ritrovarmi in quello che leggo, che è il motivo per cui leggo. Leggere mi serve per riempire i vuoti e per riconoscermi.
- Famiglia: la famiglia è importante, anche se spesso non è quella in cui cresci ma quella che ti crei nel tempo. Ci vuole tanto impegno nel costruire e mantenere relazioni sane. Bisogna anche imparare a lasciar andare, a farsene una ragione. Alcune persone non cambiano, ma puoi cambiare tu.
- Scrivere: tenere un diario, appuntare i pensieri profondi e provare a sciogliere i nodi mi resta più semplice se lo faccio in forma scritta. Ho un quadernino dove spesso scrivo cose, ormai dal 1 gennaio 2019. Non scrivo tutti i giorni, ma scrivo. Scrivo dei libri che leggo, delle sedute con la psy. Tante cose.
- Formazione: gli ultimi mesi dell’anno sono stati indirizzati soprattutto alla formazione. Oltre a studiare per gli esami dell’università, ho seguito due corsi: uno organizzato dalla casa editrice MarcosyMarcos e uno da Langue & Parole. Mi piace il mondo dei libri e dell’editoria. Voglio approfondire, imparare cose nuove, investire su di me.
- “L’università non è un fine ma un mezzo!“: questa frase me l’ha detta Gianlu durante una delle mie solite crisi in cui mi chiedo che cavolo fare da grande. Da quel momento, ogni volta che non ho voglia di studiare per un esame o mi dimentico il perché di una magistrale in comunicazione, mi ricordo di quella frase e ho subito la voglia di andare avanti per scoprire che cosa potrò fare dopo. Anche perché un dopo ci sarà eh.
- Respirare: non devo per forza riempire ogni momento. Bisogna che impari a stare nel silenzio e ad annoiarmi. Ma non voglio farlo. Non voglio rallentare, perché se mi fermo e mi ascolto, quello che sento mi fa male, e mi costringe a pensare e a scontrarmi con episodi che credevo archiviati per sempre. Ma mi devo sforzare, quantomeno provare. Devo respirare.
- Non distruggere: tante volte ho detto di non meritare del bene o di non credere che qualcosa di bello potesse accadere davvero a me. Non mi è mai sembrato possibile che una persona potesse volere del bene proprio a me, o che credesse davvero nelle mie capacità. E visto che per me non poteva essere possibile, distruggevo tutto per cercare le conferme di quella impossibilità.
Però, forse – e lo dico sottovoce perché ancora non ci credo tantissimo – se delle persone mi vogliono bene e credono in me, forse qualcosa di bello ce l’ho.
Forse, dovrei essere io a volermi più bene. Ma ne riparliamo nel 2022.
