Jeanette Winterson: tutto ciò che ti appartiene

Tutto quello che è al di fuori di te ti può essere sottratto. Solo ciò che è dentro di te è al sicuro.

Sono qui che cerco le parole più adatte per raccontare per l’ennesima volta il libro che mi ha cambiato la vita ma ad ogni riga soddisfacente ne cancello tre e ricomincio da zero.

Ho pensato ad una frase che potesse racchiudere il profondo significato che nasconde questo libro e mi è venuta in mente quella che ho scritto lassù. 

È una frase che ho appuntato ovunque, che mi soccorre quando sono in cerca di ispirazione e mi incoraggia quando ho bisogno di una spinta per buttarmi in qualcosa di nuovo.

Il libro in questione è Perché essere felice quando puoi essere normale?, di Jeanette Winterson, un memoir in cui l’autrice si racconta, dialogando con se stessa, alla ricerca di un passato perduto e di un futuro da costruire.

Ricordo di averlo recuperato più di un anno fa, dopo una mattinata in cui avrei buttato all’aria qualsiasi progetto. Entro in libreria e lo compro, iniziando a leggerlo mentre cammino in mezzo alla gente. Dalle prime pagine si è aperto davanti ai miei occhi un mondo di possibilità, una scarica di adrenalina mi ha percorsa da capo a piedi e ho capito che qualcosa poteva ancora esser fatto e che ero ancora in tempo per riprendere in mano la mia vita.

Prima di conoscere Winterson ho affrontato dei momenti bui in cui ho perso me stessa non so bene dove ma so bene a causa di chi. Non ero più io, non avevo un modello a cui rifarmi ma lo stavo cercando e finalmente è arrivata lei con un libro che mi salva ogni volta che scivolo in un periodo di incertezze.

Parlarvi di questo libro è come raccontarsi a cuore aperto: parlare di questo libro necessita di sincerità.

Perché essere felice quando puoi essere normale è la storia di una donna cresciuta ad Accrington, una cittadina della provincia di Manchester, una città industriale dipinta con toni grigi, con una classe operaia in fermento, con la sporcizia ed il fumo.
Jeanette è stata adottata per colmare il bisogno di una donna che necessitava di affermare la propria esistenza. Una madre dedita alla Chiesa che conduce una vita in attesa dell’Apocalisse. Una depressa istrionica, come la dipinge Jeanette, che repelle il contatto fisico ed ha una pistola nel cassetto del comodino.

Ho sempre costruito le mie storie in opposizione alle sue. È stato il mio modo per sopravvivere, fin dall’inizio.

C’è anche un padre operaio, ma si dimostra perlopiù indifferente, anzi succube della moglie. Probabilmente prova un sincero affetto per Jeanette, ma la moglie non lo ha mai permesso.

Jeanette cresce, nella convinzione di non essere amata ma con la caparbietà dell’amare se stessa prima di tutti. Fin dall’infanzia decide di voler essere una scrittrice, di splendere nel mondo della letteratura, un mondo fortemente maschile:

Perché a una donna bisogna imporre dei limiti? Perché una scrittrice non deve coltivare l’ambizione? Perché una donna non deve essere ambiziosa?

In una casa in cui ci sono soltanto sei libri – tra cui due copie della Bibbia -, Jeanette legge i libri della biblioteca, la narrativa dalla A alla Z, lavora e con i soldi che guadagna compra altrettanti libri che stipa sotto il materasso, lontani dagli occhi della madre.
Impara poesie a memoria perché facciano parte di lei.

Jeanette cresce scontrandosi quotidianamente con la madre, fino al giorno in cui le dichiara di essere omosessuale, ricevendo in risposta: “Perché essere felice quando puoi essere normale?”

Così decide di andarsene di casa, cominciando una nuova vita a bordo di una Mini, studiando ad Oxford e cercando di amare ed essere amata.

Si costruisce un futuro zoppicante a cui manca una parte fondamentale, il passato. 

Jeanette si dimostra una donna coraggiosa, scesa a patti con le proprie debolezze, gettata in una vita che non le appartiene. Ricerca un posto nel mondo, cucendo insieme i pezzi di un passato sconosciuto.

Non aggiungo altro. Non credo che sia una recensione esaustiva questa, ma spero che sia arrivata la stima che provo nei confronti di questa donna.

Mi sono soffermata a lungo sulle parole che ho scritto all’inizio. Sono parole in cui ho sempre creduto. Credo che ognuno di noi possegga una luce, una forma di intelligenza che ci permette di splendere in un mondo spesso ostile. 

Dobbiamo coltivare la nostra persona, saltare degli ostacoli. Credere in noi stessi. Parole che per chi mi conosce sembrano assurde dette da me, ma il merito di Jeanette Winterson sta proprio in questo: io sono qui ad incoraggiare voi e me, a dirci che possiamo farcela. Dobbiamo credere nella nostra idea di felicità, anche se gli unici a crederci siamo noi. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...